17 LUGLIO 1927: ROMA – UJPEST


La prima squadra ufficiale
La partita di domenica 17 luglio 1927 contro gli ungheresi dell’Ujpest TE, presentati dalla stampa italiana come UTE, fu la prima disputata dalla Prima Squadra della Roma e costituì un autentico evento. Tanto che a sostegno del piatto forte fu allestito un piano di rafforzamento del trasporto pubblico per raggiungere il Motovelodromo Appio (annunciato il 14 luglio dal Messaggero con un soddisfatto “si sono ottenuti specialissimi mezzi di trasporto”), con il corollario di una seconda partita di calcio (la finale del campionato di Seconda Divisione tra Terni e Savoia) e tre gare di atletica leggera. Non gare qualsiasi, perché a cimentarsi furono anche alcuni dei 38 tesserati – quasi tutti provenienti dal vecchio Pro Roma – della sezione atletica dell’allora giovanissima Associazione Sportiva Roma, fondata per competere inizialmente in tre discipline: calcio, ciclismo e, appunto, atletica leggera.
LA PRIMA FORMAZIONE
ROMA (2-3-5) – Rapetti; Mattei, Corbyons; Ferraris IV, Degni, Caimmi; Heger, Boros, Rovida, Cappa, Ziroli.
Allenatori: Jozsef Ging e Pietro Piselli

LA MAGLIA
La gara di debutto della nuova AS Roma era un evento già in grado di attirare un pubblico che Il Messaggero valuterà come “numerosissimo” e L’Impero descriverà come una “grande folla”. Tuttavia l’organizzazione fu segnata da tempi strettissimi. Dalla nascita del Club erano passati appena 40 giorni e non c’era stato il tempo materiale per mettere a disposizione della squadra le nuove casacche. A settembre, come meticolosamente inventariato da una relazione di Piero Crostarosa conservata a Trigoria e datata 28 marzo 1928, ogni calciatore della prima squadra avrebbe avuto un corredo completo: “maglia giallo-rosso, maglia bianca, maglia d’allenamento, scarpe, calzettoni”, rigorosamente riposte in un “cassetto a chiave situato in un apposito armadio sotto la sorveglianza unica del magazziniere”, vale a dire il mitico Zi’ Checco, al secolo Francesco Martucci, nato a Roma il 16 gennaio 1862. Ma con l’arrivo dell’UTE, già annunciato dai giornali nella prima metà di luglio, non c’erano stati i tempi tecnici per sistemare la questione. Con quali maglie scendere in campo? Non era un particolare, perché qui si racchiudeva il senso dell’intera sfida sportiva che la Roma si accingeva a raccogliere.
La maglia non è involucro, è sostanza: è la bandiera indossata, il punto fermo da cui partire e l’approdo di ogni sforzo. I colori scelti erano il frutto della decisione, difesa con intransigenza da Italo Foschi, di adottare quelli del gonfalone di Roma, il rosso e il giallo. Per Foschi Roma non aveva bisogno di una nuova squadra di calcio, aveva bisogno della ‘sua’ squadra di calcio, e scendere in campo sotto altri colori e con altro nome non avrebbe avuto senso.



LA PARTITA
Alla soluzione delle maglie segue, dopo i primi 90 minuti, la prima vittoria. Al 35’ è Ziroli che, ricevuta la palla da Caimmi, si sbarazza di Fogl III e mette al centro: Cappa a due passi dalla porta la butta dentro e si consacra alla leggenda. Dopo il pareggio degli ungheresi, al 43’ Rovida, con un colpo di testa smarcante, mette l’ungherese Tomasz Heger in condizioni di marcare il gol-partita. Otto giorni più tardi Heger avrebbe lasciato l’Italia per sempre, ma cogliere l’attimo nella vita è tutto. Quel gol, lo lega a questa maglia per l’eternità, dovunque lo abbia portato il corso della sua vita. E’ lui a dire che Roma–UTE finisce 2-1. Era il 17 luglio 1927.
