LA STORIA

Inaugurato nel 1932 e chiamato Stadio dei Cipressi, l’attuale stadio Olimpico viene ristrutturato negli anni cinquanta. Le Olimpiadi di Roma 60 prevedono la realizzazione nella Capitale di un grande stadio per l’atletica e nel 1953 viene portata a termine la costruzione dello Stadio Olimpico, nell’impianto del Foro Italico, al fianco dello Stadio dei Marmi.
L’impianto può contenere centomila persone e per questo prende il nome fino al 60 di Stadio dei Centomila. L’inaugurazione dell’impianto avviene il 17 maggio 1953 con la partita di calcio amichevole Italia-Ungheria. Finisce 0-3 e nelle file degli azzurri si registrano i romanisti Bortoletto, Grosso, Venturi, Pandolfini e Galli oltre a l’ex Amedeo Amadei.
Il debutto della Roma all’Olimpico invece avviene nell’ultima gara del campionato 1952/53, nell’incontro Roma-SPAL 0-0. La squadra giallorossa disputa nel nuovo impianto i suoi incontri casalinghi fino alla ristrutturazione, avvenuta in occasione dei Mondiali di Calcio di Italia 90. La Roma si sposta per una stagione allo Stadio Flaminio. I nuovi lavori di ristrutturazione prevedono che allo Stadio Olimpico venga messa la copertura ed inoltre vengono aggiunti i seggiolini in plastica, riducendo la capienza complessiva dai circa centomila posti agli attuali 70.634 posti, così distribuiti: 14266 posti in Tribuna Monte Mario, 16527 in Tribuna Tevere, 5600 circa nei distinti, 7500 nelle Curve e 553 riservati alla Tribuna stampa.
LA TRASFORMAZIONE

Nel 1990 con i Campionati del Mondo di Calcio, lo Stadio è stato totalmente ricostruito e del vecchio Stadio Olimpico non rimase che il fronte esterno della Tribuna Tevere. Il progetto per la ristrutturazione, affidato dal CONI ad un gruppo costituito da Vitellozzi, Clerici, Teresi e Michetti, doveva prevedere una capienza di almeno 80.000 posti a sedere e il contenimento della quota dell’intradosso della nuova copertura al di sotto della via Olimpica. L’impianto oggi può ospitare poco più di 85.00 spettatori.
I principali interventi, dopo diverse interruzioni di progetto (intervento delle associazioni ambientalistiche e del Ministero dei Beni Culturali, ricorso al Tar) riguardano l’ampliamento e l’avvicinamento per circa 9 m delle due curve al campo da gioco, e che contengono al di sotto del piano destinato ad ospitare gli spettatori, quattro palestre, uffici e sale riunioni; inoltre, la ricostruzione della tribuna Monte Mario, l’ampliamento della Tribuna Tevere e la realizzazione della copertura. Essa risulta costituita da un anello esterno in trave reticolare a sezione triangolare alto 12,5 m, da un anello interno costituito di funi di 87 mm di diametro, da un sistema radiale di collegamento tra i due anelli formato da 78 tensostrutture con funi stabilizzanti superiori ed inferiori, da una struttura secondaria di travi reticolari appese alla tensostruttura e irrigidite da tubolari metallici a forma di omega e da una membrana di copertura in teflon rinforzata con un’orditura in fibra di vetro. La trave esterna è alta circa 29 m e poggia su 16 piloni, 12 in acciaio e 4 in cemento armato che costituiscono il nocciolo portante delle quattro scale che fungendo da irrigidimento connettono le curve e le tribune.
LA ROMA E L’OLIMPICO

La AS Roma calcò per la prima volta il terreno dello Stadio Olimpico il 16 aprile 1953 (un mese prima dell’inaugurazione ufficiale dell’impianto), disputando una partita amichevole interna tra titolari e riserve terminata 5-1, con il danese Helge Bronée autore del primo gol in assoluto nella storia giallorossa su quel campo.
L’esordio ufficiale della Roma nel campionato di Serie A allo Stadio Olimpico avvenne il 13 settembre 1953.
I giallorossi giocarono la prima giornata del campionato 1953/1954 tra le mura di casa asfaltando il Genoa per 4-0. Fu una vera e propria festa davanti a circa 50.000 spettatori.
Alla fine degli anni ’50, quando lo stadio era privo di copertura, si diffuse un’abitudine popolarissima tra i tifosi romani privi di biglietto. Molti appassionati, armati di binocolo, scalavano la collina boscosa di Monte Mario (alle spalle della tribuna) o si arrampicavano sugli alberi per godersi le partite gratis. Dalla prospettiva della celebre “Madonnina” si riusciva a vedere chiaramente quasi tutta la metà campo che dava verso la Curva Sud.
CURIOSITA’

Durante l’inaugurazione ufficiale del maggio 1953, presenziò il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Insieme a lui c’era un giovane politico a capo del comitato organizzatore: Giulio Andreotti. L’aneddoto racconta che Andreotti prese la parola per il discorso di benvenuto ma, complice la prolissità del testo e la grandissima impazienza degli 80.000 spettatori che volevano solo vedere la partita, venne letteralmente sommerso dai fischi dei romani spazientiti, che lo costrinsero ad accorciare drasticamente l’intervento.
Per decenni, una delle figure più iconiche dell’Olimpico è stato Er Nocciolina (o il Nocciolinaro). Questo storico venditore ambulante era famoso per la sua mira millimetrica: i tifosi dagli spalti gli lanciavano le monete e lui, anche da grandissima distanza, riusciva a lanciare i sacchetti di noccioline o bruscolini centrando perfettamente le mani del compratore, senza mai sbagliare un colpo o far cadere il prodotto.
Molti archivi storici e tifosi ricordano la partita contro il Genoa del settembre 1953 come il debutto ufficiale della Roma nel nuovo stadio (con il campionato 53/54). In realtà, la primissima partita ufficiale assoluta di campionato disputata dalla Roma all’Olimpico avvenne pochi mesi prima, il 31 maggio 1953 (ultima giornata del torneo 1952/53) contro la SPAL. La partita finì 0-0 e passò quasi inosservata a livello di almanacchi perché considerata una sorta di “test generale” per il trasferimento definitivo che sarebbe avvenuto a settembre.
Oggi siamo abituati a seggiolini di plastica numerati, ma nel 1954 lo stadio era strutturato in modo molto più spartano. Chi voleva stare comodo doveva affittare all’ingresso i famosi seggiolini/cuscini pieghevoli in legno verde con spalliera. Diventò presto un’abitudine della tifoseria giallorossa lanciare questi cuscini di legno direttamente in aria (o persino in campo per protesta) nei momenti di massima frustrazione per decisioni arbitrali sfavorevoli.



