LA STORIA

Campo Testaccio si trovava nel quartiere omonimo, a pochi passi dalla Piramide Cestia. I settori popolari avevano alle spalle via Caio Cestio e via Galvani, i distinti si trovavano sul lato di via Marmorata mentre la tribuna, di cui la parte centrale era quella d’onore coperta, si trovava lungo via Nicola Zabaglia. Per i sostenitori giallorossi erano previsti sei ingressi all’impianto: il primo più vicino alla Piramide e alle linee tranviarie, verso i distinti e verso i popolari, che disponivano di un altro ingresso all’angolo successivo. Altri due accessi a Campo Testaccio si trovavano sotto le tribune mentre l’ultimo ingresso, dopo la tribuna verso via Galvani era riservato ai calciatori, ai soci vitalizi ed ai vari invitati che nel decennio di vita di Campo Testaccio hanno riempito le sue gradinate.

L’ESORDIO

La Roma esordisce su campo Testaccio il 3 novembre 1929, contro il Brescia, vincendo 2-1. L’addio invece è datato 2 giugno 1940, Roma-Novara 3-1, ultima partita del campionato 1939/40. In questi dieci anni 103 vittorie su 161 incontri disputati e solamente 26 sconfitte subite.

La costruzione dell’impianto ammontò complessivamente a 1.318.816 lire: 1.272.752 lire versate in otto rate alla ditta costruttrice Pasqualini & Vienna, le restanti 111.064 lire, successivamente, per lavori di ristrutturazione. Per la costruzione di Campo Testaccio vennero presi a modello gli impianti inglesi, in particolare lo stadio dell’Everton.

La squadra giallorossa disputa il primo derby a Campo Testaccio l’otto dicembre 1930. Scrive il giorno successivo “Il littoriale”: “Sembra un non senso qualificare ospite una squadra romana che ha giocato su un campo romano: ma credo che mai il fattore campo possa essere sentito come dalla lazio domenica”

LA CANZONE DI TESTACCIO

Siamo nell’estate del 1927. A luglio nasce la squadra che porterà il nome, i colori e il simbolo della Città eterna. La divisa con cui gioca è rosso pompeiano con i bordini giallo ocra, il simbolo è la lupa capitolina e il nome Associazione Sportiva Roma. L’anno stesso della fondazione la Roma ha l’occasione di disputare il primo campionato, ancora non a girone unico. Vince la prima partita e alla fine si piazza all’ottavo posto. L’anno successivo sale e conquista il terzo posto nel girone. Nel 1929/30 nel primo campionato di serie A a girone unico, la Roma arriva sesta. Nel 1930/31 per la prima volta la Roma lotta per la vetta della classifica e a fine stagione arriva seconda dietro la Juventus. E’ il periodo della nascita della “canzona di Testaccio”: i romanisti sognano e fanno bene visto lo squadrone che ha la Roma, finalmente all’altezza delle squadre del nord.

Cor core acceso da la passione 
undici atleti Roma chiamò 
e sott’ar sole der Cuppolone 
‘na bella maja a du’ colori je portò.

Li du’ colori de Roma nostra 
oggi signora del futtebbal, 
non più maestri né professori 
mo’ sò dolori 
perché Roma ce sa fa’!

C’è Masetti ch’è primo portiere; 
De Micheli scrucchia ch’è ‘n piacere; 
poi c’è quer torello de Bodini; 
cor gran Furvio Bernardini, 
che dà scòla all’argentini. 
Poi c’è stà Ferraris er mediano, 
granne nazionale e capitano; 
Chini, Fasanelli e Costantino, 
cò Lombardi e cò D’Aquino; 
Vorche è ‘n mago pe’ segnà!

Campo Testaccio c’hai tanta gloria, 
nessuna squadra ce passerà. 
Ogni partita è ‘na vittoria,
ogni romano è ‘n bon tifoso e sa’ strilla’. 
Petti d’acciaio, astuzia e core, corpi de testa da fa ‘ncanta’. 
Passaggi ar volo co’ precisione 
e via er pallone che la rete va a trova’.

Quanno che ‘ncomincia la partita,
ogni tifosetta se fa ardita,
strilla Forza Roma a tutto spiano 
co’ la bandieretta ‘n mano,
perché c’ha er core romano.
L’ala centra, Vorche tira e segna,
questo è er gioco e “Roma” ve lo ‘nsegna! 
Cari professori appatentati,
sete belli e liquidati 
perché Roma ce sa fa.

Semo giallorossi e lo sapranno,
tutti l’avversari de ‘st artr anno. 
Finché Sacerdoti ce sta’ accanto,
porteremo sempre er vanto,
Roma nostra brillerà!